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Arte e cultura

Palazzo comunale
Sobrio e solenne edificio alla cui realizzazione posero mano più architetti. Il primo progetto per un nuovo palazzo del Governo, per celebrare la qualifica di città riconosciuta a Sarzana nel 1465, risale al 1466 ad opera di un certo Antonio da Lucca. L'impronta rinascimentale si deve al progetto di Giuliano da Maiano (1473) con cui proseguì la costruzione ad opera dei Fiorentini. Passata la città, agli inizi del '500, sotto il dominio del Banco di S.Giorgio la costruzione venne ultimata da Antonio Roderio che vi apportò modifiche sostanziali tali da echeggiare forme genovesi (palazzo Doria), specialmente nel cortile, sulle cui pareti si trovano stemmi ed insegne dei Podestà che hanno retto le sorti della città, insieme a memorie lapidee provenienti da vari edifici sarzanesi distrutti. Spicca fra le altre il cinquecentesco monumento funerario a Benedetto Celso, giurista sarzanese, proveniente dalla chiesa di S. Domenico, dove oggi sorge il teatro degli Impavidi.

La Fortezza di Sarzanello
Chi si reca a Sarzana, da qualsiasi direzione provenga, non può che venire attratto da quella imponente costruzione che domina la vallata del Magra dall'alto del colle di Sarzanello. La Fortezza è l'immagine più immediata, la più rappresentativa. e per tanti sarzanesi la più cara, a testimonianza della passata grandezza. La fortezza così come si presenta oggi non è altro che il prodotto ultimo di eventi storici che videro Sarzana ed il suo territorio costantemente al centro di dispute, generate dalla posizione strategica di cui godeva, nodo stradale di fondovalle allora attraversato da strade di grande comunicazione come l'Aurelia, la via Romea e la via per Parma e Piacenza. L'esistenza di una prima struttura a scopo militare è menzionata per la prima volta in un diploma dell'Imperatore Ottone I, datato 19 maggio 963, nel quale viene concesso al Vescovo di Luni Adalberto, il possesso di sei castra tra i quali, quello de Sarzano. Sicuramente già prima di questa data, la collina di Sarzanello ospitava una rocca o una torre, con funzioni di presidio viario, elemento predominante di un disegno più ampio di fortificazioni a scala territoriale. Con il passare degli anni e col mutare delle situazioni politico-militari, il sito acquistò sempre maggiore importanza anche a seguito della progressiva decadenza della vicina Luni, iniziata già dal IV e V secolo. La collina di Sarzanello si popolò di esuli che vi si stabilirono, raccolti attorno alla residenza più importante del Vescovo che si accingeva a trasferirvisi definitivamente da Luni. Probabilmente si era creato un borgo murato, all'interno del quale svettava la torre quadrata del palazzo vescovile, fulcro del villaggio, dove si svolgevano gli atti più importanti della vita politica, militare e religiosa della zona.
Tra il 1314 ed il 1328 la fortezza ospitò Castruccio Castracani degli Antelminelli signore di Lucca e Vicario Imperiale. Questo grande condottiero ed uomo politico, nel quale il Macchiavelli riconobbe il "Principe", riuscì, in meno di 14 anni, a costruire un dominio che andava da Pistoia a Lucca, da Pisa alla Lunigiana, interessando anche parte del Genovesato. Probabilmente, scegliendo Sarzanello come sua dimora, Castruccio si limitò ad apportare delle modifiche alla rocca preesistente, della quale però non rimane traccia alcuna. Pertanto l'appellativo di "Fortezza di Castruccio" è errato in quanto si riferisce ad un edificio postumo, di oltre un secolo, alla morte del Lucchese. Il costante uso di questa denominazione, che non si è persa durante i secoli scorsi, discende probabilmente dalla reale importanza che Castruccio ebbe nelle sorti della Lunigiana.
Dal punto di vista costruttivo l’opera fu terminata nel 1502 su progetto del Francione e del Caprina. Completata la costruzione della fortezza, con i tre torrioni ai vertici, si iniziò la realizzazione del rivellino che probabilmente inglobò l'antica torre del castrum. Fu solo allora che la Fortezza raggiunse la sua compiutezza formale, in uno straordinario equilibrio di volumi. Dopo la ristrutturazione del 1963, la Soprintendenza ai Monumenti della Liguria riprese i lavori nel 1980, interessando vari locali, risanati dalle notevoli infiltrazioni d'acqua, il risarcimento murario degli spalti, la pulizia del fossato. Quei lavori rendono oggi la fortezza visitabile almeno in parte, consentendo di ospitare mostre e spettacoli. Si può raggiungere la Fortezza attraverso due strade carrozzabili: via Fratta, che lasciando via S. Francesco, quasi all'altezza di viale Mazzini, conduce rapidamente e ripidamente al forte, l'altra la "Panoramica", si stacca quasi alla fine del viale Mazzini, e si svolge dolcemente sul colle sino a Sarzanello. Comunque, al visitatore non frettoloso, consigliamo di percorrere a piedi la "Montata di Sarzanello" che da via S. Francesco, attraverso un acciottolato di medioevale memoria, conduce alla Fortezza, consentendo di scoprire sommessamente il panorama di Sarzana.
E' possibile penetrare nella fortezza attraversando il ponticello che scavalca l'ampio e profondo fossato; su questo, tra la fortezza ed il rivellino, si percepisce già la maestosità dell'ambiente in cui ci si accinge da entrare. Il mastio, gli spalti, i sotterranei, i camminamenti, il panorama,...piacevoli emozioni in continua successione.
La Fortezza fa attualmente parte del Sistema Museale della Provincia della Spezia.

Fortezza “La Cittadella” detta Firmafede
Dal 1488 al 1492 maestranze locali dirette dagli architetti fiorentini Francesco di Giovanni detto il Francione e Domenico di Francesco detto il Capitano edificarono la complessa opera di fortificazione della Cittadella, detta Firmafede, eretta all'estremità Est delle mura della città, sulle rovine della precedente fortezza "Firmafede" costruita dai Pisani nel 1429.
Nel 1494, con la discesa di Carlo VIII, la fortezza fu ampliata. Seguendo le sorti della città, tra il 1515 ed il 1530 il Banco di San Giorgio provvide all'ampliamento dell'intera struttura difensiva definendo ulteriormente l'andamento dei fossati. Nell'800 avvenne l'ultimo intervento, con la superfetazione di una parte del corpo centrale, per creare nuovi locali da adibire a carcere. La pianta è costituita dalla giustapposizione di due grandi rettangoli, con torri cilindriche ai vertici, che formano due campi equivalenti, spartiti dalla collina divisoria. Il maschio è ospitato nel corpo interno dell'edificio, perché in caso di assedio avrebbe costituito la seconda barriera difensiva. La struttura dei torrioni circolari e del maschio, non molto adatte per la difesa radente, denotano una soluzione piuttosto arretrata per i tempi in cui si stavano sperimentando nuove tecniche.

Cattedrale di S. Maria Assunta
La Cattedrale di S. Maria Assunta rappresenta una sintesi tra stile gotico e rinascimentale toscano. Edificata sull'area dell'antica pieve di S. Basilio, fu definitivamente terminata nel 1474 con il compimento della parte superiore della facciata ad opera di L. Riccomanni, sulla quale più tardi (1735) furono aggiunte le statue di S. Eutichiano a sinistra, di Sergio VI a destra e di Niccolò V nella parte centrale. La facciata, tuttavia rivestita di marmo bianco, è aperta da un portale gotico con sovrastante rosone sempre gotico e fiancheggiata da due corpi laterali del XVII sec. A destra è il campanile merlato, aperto in progressione da monofore e quadrifore, unico resto dell'antica Pieve di S. Basilio. L'interno è a tre navate, divise da ampie arcate, con soffitto in legno, intagliato da P. Giambelli tra il 1662 ed il 1670. Vi si trovano dipinti del Solimena, del Fiasella ("la Visitazione della Madonna a S. Elisabetta") ed altri, sculture di L. e F. Riccomanni, una terracotta della scuola del Della Robbia. Un cenno particolare merita la Cappella detta del Crocifisso, a sinistra dell'altare, dove è conservato il crocifisso dipinto su tavola più antico del mondo raffigurante il Cristo, opera che Mastro Guglielmo dipinse nel 1138, tassello fondamentale della pittura romanica.

La Pieve di S.Andrea
La Pieve di S.Andrea si può sicuramente annoverare tra i più antichi ed importanti monumenti della città. Edificata probabilmente tra la fine del X e l'inizio del XI sec., fu rimaneggiata in periodo gotico e successivamente in epoca barocca. All'interno ha un'unica navata, voltata a botte. Il campanile a torre romanica, la bifora sopra il singolare portale cinquecentesco, il paramento murario esterno e le feritoie che si aprono sulle pareti laterali delineano ancora la primitiva sobrietà architettonica. I recenti scavi, all'interno della Pieve, hanno riportato alla luce, oltre ad un forno per la fusione dei metalli (campane?) una serie di reperti che permettono di formulare alcune ipotesi circa la primitiva iconografia della fabbrica e le sue successive modificazioni attraverso i secoli. All'interno si trovano sculture marmoree del XIV e XV sec. una "Vocazione di S. Giacomo e S. Giovanni" di F. Fiasella ed altri dipinti databili tra il XIV ed il XVI sec.

Il Chiostro di San Francesco ed il ciclo di Stefano Lemmi
Alla metà del XV secolo, a seguito del passaggio del complesso francescano di Sarzana agli Osservanti, la chiesa ed il convento furono oggetto di una radicale ristrutturazione, nell'ambito della quale venne costruito il chiostro che attualmente si vede. Gli ambulacri sono scanditi da pilastri in laterizio intonacato, del tutto simili a quelli di altri chiostri edificati nello stesso momento, ad esempio quello del convento di Levanto. All'inizio del XVII secolo le lunette degli ambulacri ospitarono un ciclo di Storie di S. Francesco di autore ignoto, di cui sono stati recuperati alcuni brani in occasione dei recenti restauri; alla fine del XVII secolo le medesime lunette furono utilizzate per un nuovo ciclo francescano, opera del fivizzanese Stefano Lemmi che fin dagli inizi (tele di Carpi) fu legato alla committenza francescana. Di questo ciclo sopravvivono soltanto gli episodi relativi all'infanzia e alla giovinezza del santo, nonché gli episodi relativi alle esequie ed ai miracoli post mortem. Il ciclo è concluso dall'episodio di rarissima iconografia in cui Niccolò V prega sulla tomba di S. Francesco, palese omaggio al papa sarzanese. Ogni lunetta fu donata da una famiglia sarzanese, come si deduce dagli stemmi e dai nomi scritti sui cartigli.

Oratorio della Trinità
Il piccolo edificio, da cui trae il nome il popoloso quartiere che oggi lo include, fu eretto sul finire del secolo XVII per iniziativa di un membro della famiglia Casoni, il cui stemma ricorre più volte all'interno. Nel 1699 appare già compiuta non soltanto la costruzione ma anche la decorazione dell'oratorio, dato che il vescovo Naselli, nel visitarlo, trova che la cupola e le pareti sono decorate da belle pitture (pulchris picturis) e da marmi preziosi. L'inizio della costruzione va situato, con tutta probabilità, attorno al 1686, poiché in tale anno il Senato di Genova approva l'istituzione di una solenne processione nel giorno dedicato alla Trinità; questo oratorio rappresentava dunque la meta della processione. L'analisi dell'edificio rivela due fasi costruttive, antiche, susseguitesi a breve distanza, e ciò trova riscontro anche nella decorazione della cupola, dato che al di sotto dell'intonaco sul quale sono dipinte le figure c'è uno strato recante semplici decorazioni non figurante. La scena dipinta sulla cupola mostra la Trinità nell'atto di coronare la Vergine al cospetto dei Progenitori e di altri Santi; l'autore di questo dipinto può essere identificato, su base stilistica, nel fivizzanese Stefano Lemmi, attivo a Sarzana ed in altri centri (Fosdinovo, Massa) della Lunigiana storica.

Villa Ollandini
Il complesso di Villa Ollandini è situato a circa 500 metri dal centro storico di Sarzana, verso est, sulla via Aurelia, al termine del viale Mazzini, all’interno di un’area che anticamente era chiamata Parco del Cavaggino. Intorno alla fine del 1700 la famiglia Ollandini, originaria di Lerici, decise di edificare qui la propria residenza e dare un ampio sviluppo all'attività agricola, particolarmente innovativa per la produzione in serra. Non conosciamo il nome del progettista della villa, ma sicuramente doveva trattarsi di un architetto di area genovese. Per quanto riguarda il giardino, sappiamo che esso è frutto dell'abilità del genovese Michele Canzio, scenografo, ornatista, pittore ed architetto, professore dell'Accademia Ligustica di Belle Arti. Le architetture della Villa oggi si presentano purtroppo più che dimesse e senza rilevanza alcuna, ad eccezione della residenza del custode e della limonaia che ricordano, seppure sommariamente, lo stile dell'antica villa. Il corpo principale, e cioè l'edificio adibito a residenza degli Ollandini, venne rivisitato con un pesante intervento di ristrutturazione intorno al 1938. A ricordo dell'antica costruzione è rimasto lo stemma degli Ollandini sulla linea di gronda del tetto e una lapide nell'atrio del piano terreno che ricorda la visita della regina Maria Adelaide, avvenuta nell'agosto del 1854. Interessanti elementi architettonici sono la voliera (a impianto barocco datata 1899), il laghetto, il tempietto, il chiosco e un edificio ormai ampiamente rovinato e irrecuperabile, collocati entrambi nel bosco.

Teatro Impavidi
L'Impavidi è l'esempio più antico di teatro sorto come edificio autonomo con una connotazione chiara e definita, quella di "tempio laico" di una borghesia che nella Sarzana di inizio '800 voleva affermare il suo ruolo emergente. Fu così che la chiesa e il convento dei frati Domenicani, ormai abbandonati da qualche anno, furono ritenuti idonei a soddisfare le necessità di una città che già dal ‘700 era rinomata per la sua intensa vita teatrale. L'idea di costruire il teatro nacque dal sodalizio di 14 imprenditori che si ridussero poi ad otto. Le opere iniziarono il 31 maggio del 1807 e si conclusero nel luglio del 1809. Buona parte delle strutture preesistenti venne demolita, ma alcune tracce sono rimaste: una lunetta affrescata nei camerini e forse anche il pozzo posto sotto il palco. Il progetto venne affidato all'architetto Paolo Bargigli, professore dell'Accademia di Carrara, al quale si affiancò ben presto il socio Bernardo Valenti, al quale si possono ascrivere le numerose modifiche apportate al tanto discusso progetto iniziale. Il Valenti realizzò un teatro dove si innestavano, con sapienti equilibri, elementi settecenteschi e neoclassici. Il teatro si apre su piazza Garibaldi con un prospetto ornato da due ordini di finestre. La platea è contornata da tre ordini di palchi e dal loggione che potevano offrire circa 800 posti. Decorazioni, stucchi e medaglioni impreziosiscono l'interno del teatro. Il soffitto, che fu decorato dal pittore genovese G. Battista Celle, crollò nel 1815 e solo dopo un anno di lavori il teatro riebbe la sua volta nuovamente affrescata; un ulteriore danno avvenne durante la seconda guerra mondiale quando una bomba perforò la volta e danneggiò irreparabilmente una parte degli affreschi. Recenti interventi di adeguamento alle normative di sicurezza hanno consentito la riapertura del teatro, perpetuando così la tradizione che da quasi due secoli vede "L'Impavidi" testimone della vita e delle emozioni della città di Sarzana.

Palazzi storici
Palazzo Neri: la composita e sobria facciata cela le belle sale affrescate dell'interno, il lussureggiante giardino con il pozzo dell'antico convento delle Clarisse, su una parte del quale è sorto il palazzo. Infatti tutto l'isolato era occupato dalla chiesa e dal convento, con un'area di pertinenza che occupava parte di piazza Garibaldi. Soppresso il convento, l'edificio fu residenza privata, locanda della posta ed infine palazzo Neri.
Palazzo Magni-Griffi: è un significativo esempio di Classicismo settecentesco che nella scarsa ed essenziale struttura prelude all'avvento del Neoclassicismo. Molto interessanti l'atrio e lo scalone dove il gusto scenografico barocco anima lo spazio di suggestive atmosfere, grazie al gioco sapiente di colonne e balaustre che filtrano la luce proveniente dal cortile interno.
Palazzo Picedi Benettini: costruito su un impianto tardo rinascimentale toscano ha nella facciata la sua forma più originale.
Palazzo Podestà-Lucciardi: raro esempio di architettura neoclassica, fu realizzato su progetto di Carlo Barabino (1768-1836) architetto e urbanista genovese che nel teatro Carlo Felice di Genova (1828) ci ha lasciato il suo capolavoro.

Il Museo Diocesano
Il Museo Diocesano di Sarzana nasce dalla volontà di custodire e valorizzare il consistente patrimonio artistico presente, prevalentemente, nel territorio della bassa Val di Magra, al fine di rendere omaggio alla lunga storia della nostra Diocesi e alle peculiarità del territorio su cui è disegnata. Il Museo ha come sede l'Oratorio della Misericordia, costruito verso la fine del 1500, situato nel tessuto più antico della città, fra la Basilica di Santa Maria Assunta, antica Cattedrale, la Cittadella rinascimentale e il Teatro degli Impavidi, una collocazione che lo inserisce a pieno titolo in un itinerario artistico di altissimo livello. L'Oratorio, venne edificato dalla Confraternita della Misericordia, o dei Neri, istituita a Sarzana il 1° aprile 1578 il cui scopo consisteva nell'assistenza agli indigenti, infermi e ammalati. Esso è frutto di interventi durati due secoli, dal XVI al XVIII, ed è costituito da un'aula rettangolare, coperta a botte lunettata, dotata di abside, altrettanto rettangolare voltata a cupola. Ai lati dell'abside e adiacente a questa, sono posti tre locali voltati. La facciata, di gusto settecentesco, presenta un portale dorico ed un soprastante timpano aggettante. Addossato all'Oratorio, si può ammirare il campanile di fattura tardo-ottocentesca, che presenta un paramento in bugnato con due cornici marcapiano ed un muretto d'attico.

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