I dintorni
Nicola
Il borgo di Nicola ebbe propri
Statuti già nel 1137 e fece parte dei possedimenti dei conti-vescovi di
Luni. Deve la sua importanza alla posizione strategica di dominio
sull'intera piana di Luni. Come Ortonovo fu prima di Lucca, poi di
Pisa, degli Scaligeri, dei Rossi di Parma, degli Spinola e dei
Visconti. Protettore di questo borgo, insieme ai Santi Giacomo e
Filippo, è San Guglielmo duca di Aquitania che, vuole la tradizione,
trovò a Nicola ospitalità e protezione. Sul finire del Quattrocento il
borgo fu ceduto per tremila scudi d'oro al Banco di San Giorgio, per
poi passare alla Repubblica di Genova. Nel 1797 entrò a far parte della
Repubblica Democratica passando poi al Regno di Sardegna.
Nel borgo
- al quale si accede attraverso una porta del XIV-XV secolo - si
possono ancora osservare portali di età tardomedievale e
rinascimentale. Anche la chiesa dedicata ai Santi Giacomo e Filippo,
dove è conservata una bella tavola con Crocifissione del XIII secolo di
scuola pisano-lucchese, è una ristrutturazione settecentesca della
cappella del castello.
Casano
E’ la località
dove nel 1878 fu realizzata la sede dell’Amministrazione comunale. Poco
più a valle in Via Cannetolo, in un antico frantoio, è stato realizzato
un Museo Etnografico (www.metortonovo.it) che raccoglie circa 300 pezzi
a testimonianza della cultura e civiltà contadina della zona: dalla
coltivazione alla raccolta e lavorazione dei prodotti agricolo.
Particolarmente interessante la sezione dedicata al ciclo della
produzione dell’olio.
S. Martino
In località
San Martino possiamo vedere, lungo la vecchia mulattiera che conduce
alla chiesa, un antico frantoio e un lavatoio che fungeva da punto di
incontro per gli abitanti del paese. Anticamente nella zona erano
presenti anche mulini ad acqua per macinare la farina. Oltrepassato
l'antico ponte, prima in legno e dal Trecento in muratura, la chiesa di
San Martino forse di origini longobarde. Il campanile del XII secolo
conserva intatte le sue linee romaniche.
L’Annunziata
Alle
pendici del Ponticello, sulla riva destra del torrente Parmignola, il
borgo dell’Annunziata costituisce il sito più antico della frazione di
Casano. La chiesa fu edificata nel 1653 per permettere agli abitanti di
Casano di seguire con più comodità, senza doversi recare a Ortonovo
paese, per le funzioni religiose.
Qualche anno dopo, nel 1658, venne fondato l’oratorio della Santissima Annunziata.
Luni
Nella
piana del fiume Magra si trovano i resti di quella che fu la città
romana di Luna. Fondata nel 177 a.C. a controllo della fertile piana e
dei riottosi, indomiti Liguri Apuani, divenne poi importante nodo
stradale e soprattutto porto d’imbarco del candido marmo delle Alpi
Apuane. Ma la ricchezza portata dal fiume (alla cui foce era il porto)
ne segnò anche la fine: i sedimenti fangosi bloccarono la foce che a
quei tempi si trovava più nell’interno di circa 2 km. Lentamente la
fertile piana si impaludò, pur rimanendo la città importante nodo
strategico e sede dei potenti vescovi di Luni. Fu proprio il
trasferimento della sede vescovile a Sarzana (1204) a segnare la fine
della città. Sparsi ruderi e suggestive leggende rimasero fino al sec.
XIX quando iniziarono scavi sistematici, che ancora continuano.
Gli
scavi hanno restituito ampie testimonianze della prosperità della
colonia nel corso dell’impero a partire dal momento in cui fu dato
avvio allo sfruttamento dei bacini marmiferi delle Apuane divenuti
proprietà della famiglia imperiale durante il regno di Tiberio.
Dal
porto di Luni le grandi navi lapidarie trasportavano ad Ostia e in
tutti gli scali mediterranei i preziosi blocchi di marmo bianco e
venato di azzurro per la realizzazione dei monumenti pubblici e privati
della capitale e dei centri delle province dell’impero.
La
prosperità di Luna continua nei secoli successivi (Il e III secolo
d.C.) testimoniata da importanti ristrutturazioni di alcuni dei
monumenti civili e religiosi e da numerosi documenti epigrafici. Sembra
ormai certo che dopo il 366 la città abbia subito i gravi danni di un
terremoto e di un violento incendio seguiti da un’alluvione provocata
dallo straripamento della Magra e della Parmignola. Diverse
testimonianze attestano l’immediata ripresa di Luna.
La costituzione
della diocesi e la costruzione della basilica paleocristiana nella
seconda metà del V secolo testimoniano la continuità di vita della
comunità Lunense. L’edificio di culto è il simbolo del potere dei
vescovi di Luni che battono moneta in una propria zecca e partecipano
ai concili romani fino alla fine del IX secolo.
La creazione di una
cripta in età carolingia documenta la presenza della ”ampolla del
sangue di Cristo”, reliquia oggi conservata nella cattedrale di Sarzana.
Il
trasferimento a Sancta Maria de Sardana nel 1204 della sede vescovile,
più idonea al consolidamento del potere politico e temporale dei
vescovi, non spezzerà il legame spirituale e ideale ma soprattutto
giuridico con la cattedrale lunense: ancora per tutto il XIII secolo i
vescovi torneranno a Luni per le cerimonie solenni feudali e religiose.
Al
centro della città antica, con ardito spirito architettonico, sorge il
Museo Archeologico Nazionale. Il Museo, oggi una delle tappe
dell’itinerario di visita del sito che si snoda nell’area archeologica
e nelle sezioni didattiche allestite in diversi casali, ospita le opere
che meglio illustrano l’attività della lavorazione del marmo in
rapporto alla funzione celebrativa della famiglia imperiale.


