Cenni storici
Il borgo di Ortonovo, arroccato in una posizione dominante su una
collina ai piedi delle Alpi Apuane, fu costituito fra i secoli XI e
XII. E’ caratterizzato dalla presenza di due porte a tutto sesto e da
una struttura ad anelli concentrici nel quale il più esterno funge da
cinta muraria. Il toponimo Ortonovo deriva da "Hortus Novus" ed è
riconducibile alla necessità dei contadini dell’epoca di spostare le
coltivazioni dalla pianura lunense (che si stava progressivamente
impaludando) ai terreni collinari, per sfuggire alle periodiche
epidemie di malaria. I cosiddetti Orti Novi rappresentavano inoltre,
per le ricche famiglie lunensi, un luogo di piacevole soggiorno
specialmente nella bella stagione, sia per la salubrità dell'aria che
per il paesaggio.
Il paese faceva parte di quella zona collinare
ai piedi delle pre-alpi Apuane che gli abitanti della romana Luni
chiamavano Sopraluna. Fin dalla sua costituzione Ortonovo rimase alle
dipendenze del potere dei vescovi di Luni ai quali restò legato fino al
trecento. Nel 1333 giurò fedeltà al comune di Sarzana, ottenendo così
alcune franchigie, oltre all'uso gratuito dei traghetti lungo il Magra.
Nel 1373, sindaci e procuratori di Ortonovo, insieme ad altri della val
di Magra, si riunirono a Milano dove giurarono fedeltà a Bernabò
Visconti.
Tuttavia, appena pochi anni più tardi (1404), il signore
di Lucca, Paolo Guinigi, acquistò Ortonovo dai Visconti e vi fece
costruire l’imponente torre che prende il suo nome. Il torrione, che
ancora oggi con i suoi 33 metri di altezza domina l’intera pianura di
Luni, faceva parte di un castello che sorgeva al posto dell’attuale
chiesa parrocchiale di S. Lorenzo. Dopo la distruzione del castello la
torre rimase comunque in piedi e fu utilizzata per un certo periodo
come campanile della chiesa.
Nel 1467 il borgo passò sotto la
Signoria di Firenze e, infine, nel 1495, al Banco di S. Giorgio,
entrando definitivamente nell’orbita genovese che durò fino al 1797.
Dopo
un breve periodo di dominio giacobino Ortonovo, così come tutta la
Liguria, nel 1805 è annesso all'Impero di Napoleone, con evidenti
conseguenze sociali ed economiche: da un'economia prevalentemente
agricola si passa ad una industriale e commerciale, con spostamento del
centro di gravità della Lunigiana da Sarzana alla Spezia.
Dal 1806
venne istituito il Comune di Ortonovo; nel 1878 la sede fu spostata
nella frazione di Casano, riconoscendo maggior importanza alla zona
pianeggiante rispetto a quella collinare.
Sul finire dell'Ottocento
gran parte del territorio del Comune ortonovese passò nelle mani di
Carlo Fabricotti, che lo suddivise in appezzamenti assegnati a
mezzadria. Dopo il crollo dei Fabbricotti, nel territorio subentrò
Gualtiero Benelli, imprenditore di Prato, il quale agevolato dalla
crisi del marmo e dalle facilitazioni concesse dal Fascismo, acquisì
numerose proprietà nell'intera vallata. Fino al secondo dopoguerra, nel
Comune di Ortonovo, erano ancora attivi sei frantoi e cinque mulini,
mentre intorno agli anni Quaranta si esauriva la produzione di carbone,
per la quale si utilizzavano legnami provenienti dai boschi siti sopra
l'Annunziata. Ormai, comunque, l'economia del comune si era orientata
verso il polo industrializzato della Spezia e l'enorme sviluppo
edilizio della zona pianeggiante rendeva sempre più desueti gli edifici
da farina e da olio, attorno ai quali, un tempo lontano, si erano
concentrate l'economia e la vita sociale dei nostri avi.
Nel borgo
si trova anche la casa del poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi. Nato
a Genova nel 1871 da un’antica famiglia genovese, si trasferì a
Ortonovo dove trascorse la giovinezza. Nelle opere giovanili emergono i
contatti con la sua gente, tanto da essere definito da Eugenio Montale
"padre dei cantori della terra ligure". Alle sue valli e ai suoi monti
dedicò nel 1905 tredici sonetti, intitolando la raccolta Apua Mater,
dai quali riuscì a far risaltare oltre ai ricordi storici l'aspetto
umano della gente delle Apuane.


