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I dintorni

Da Porto Venere si raggiunge in pochi minuti di traghetto l’antistante arcipelago di tre isole:PalmariaTino e Tinetto che unitamente al borgo sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1998. Le isole rappresentano il cuore pulsante del relativo “Parco Naturale Regionale” istituito nel 2001. 
La Palmaria spicca per le sue indiscusse doti naturalistiche e come “un bosco in mezzo al mare” mette in mostra tutte le sue bellezze: cespugli di corbezzolo e mirto, ginestre e rami di pino, piante grasse e i fiori delle rare orchidee selvatiche. Milioni di anni fa prolungamento di Porto Venere, oggi isolata terra di boschi e di mare, un mare limpido e trasparente, con spiagge e scogli silenziosi dove stendersi per farsi accarezzare dal vento. Oltre alla natura, un'altra ricchezza dell'isola è il portoro, il pregiatissimo marmo nero a striature d'oro di 200 milioni di anni fa, un marmo altamente decorativo, già usato dai Romani, poi riscoperto nel XVI secolo dallo scultore genovese Fiasella che se ne servì in molte sue opere. La Palmaria si contraddistingue anche per le differenti caratteristiche orografiche dei suoi versanti e, in particolare, per le pareti delle falesie a picco sul mare nel versante sud dell’isola. E' stata recentemente recuperata la Torre Corazzata Umberto I ribattezzata “Fortezza del Mare” per la realizzazione di un Museo dedicato al mare e alle attività ad esso collegate.
Nell'isola del Tino sono presenti i resti del monastero di San Venerio, edificato nel VII secolo e ricostruito nel XI, sui luoghi che videro l’eremitaggio del Santo; il giorno della sua ricorrenza, 13 settembre, una processione in mare porta la sua statua dalla Spezia. Secondo tradizione usava accendere falò sull’isola per aiutare i naviganti; per questo dal 1961 è anche patrono dei fanalisti. Ancora oggi, sulla torre di avvistamento genovese, sorge un faro.
L’isola è zona militare; un accordo con il Parco consente la visita guidata una volta al mese, oltre che nella solenne festività del 13 settembre.
Al Tinetto, aspro e selvaggio, si trovano i resti di una chiesa del secolo VI.
La frazione di Le Grazie sorge in una insenatura riparata, tanto da essere luogo di svernamento di numerose imbarcazioni, tra cui anche navi a vela d’epoca; dal lungomare alberato, con i suoi ristoranti, si raggiunge la chiesa di Nostra Signora delle Grazie, patrona del paese. E’ di fondazione quattrocentesca con modifiche successive; conserva uno splendido coro ligneo e la miracolosa immagine della Madonna. Il refettorio nell’adiacente monastero, un tempo dei monaci Olivetani, con splendidi affreschi, è stato da poco restaurato ed adibito a concerti, conferenze, mostre e iniziative culturali.
Superato il promontorio del Varignano, con l’ex Lazzaretto, ora zona militare, in una ariosa valle si trovano i resti di una villa romana abitata tra la fine del II secolo a.C. e il V-VI d.C.. Si compone di una villa residenziale con un ben conservato quartiere dei bagni, decorato con mosaici geometrici, e di una pars rustica con resti di un frantoio per la lavorazione dell’olio. Ancora oggi il sito si trova in un ricco uliveto.
Seguendo la “strada napoleonica” verso La Spezia, si incontra il Fezzano, antico borgo di tradizioni marinare, di aspetto tipicamente ligure. Tra i “carruggi” (vicoli) del centro storico la chiesa di San Giovanni Battista, edificata nel 1740; conserva all’interno una statua lignea di Anton Maria Maragliano. Sul mare, un attrezzato porto turistico che sfrutta l’insenatura al riparo dei venti e la grande tradizione dei cantieri navali.
Di recente restaurata, Villa Cattaneo, della nobile famiglia genovese, dove visse Simonetta, andata sposa a Firenze e modella per la “Nascita di Venere” del Botticelli (1485) oggi conservata al Museo degli Uffizi a Firenze.

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