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Cenni storici

E’ uno dei borghi marinari più suggestivi della Liguria ed è forse è la più affascinante e lucente perla del golfo spezzino. Disposto sull’estremo lembo di ponente del golfo spezzino, ha di fronte le isole Palmaria, Tino e Tinetto. Dalla chiesa di San Pietro, costruita su uno sperone di roccia a picco sul mare, è possibile godere del panorama sul golfo e sulle isole da un lato, e dall’altro ammirare le insenature della costa che conduce alle Cinque Terre. Data la particolare posizione il borgo fu sempre ambito per questioni strategiche e commerciali.
L'antica Portus Veneris, infatti, era un piccolo approdo romano tra Luni e Sestri Levante, all’estremità del Portus Lunae, in splendida posizione a controllo del passaggio tra l’isola Palmaria e la costa. 
Trae il nome da un antichissimo tempio dedicato a Venere Ericina che sembra fosse situato dove ora sorge la chiesa di San Pietro, su una punta che si protende nel mare e ben si confà ad una Dea protettrice dei naviganti. Ci sono tracce fin dal VI sec. a.C., quando il territorio era abitato dai fieri Liguri.
Passato sotto l’influenza romana divenne un importante portus, stazione navale delle triremi romane per le rotte della Gallia e della Spagna, con un centro abitato, il castrum vetus, edificato nell’area dell’attuale spianata sotto San Pietro.
Nell’epoca del tardo impero fu fulcro del limes bizantino di difesa del confine occidentale dalle invasioni barbariche, un sistema di fortificazioni che da Porto Venere risaliva la Val di Vara e la Lunigiana per raggiungere il passo della Cisa.
Base navale bizantina, nel 643 fu assediata e semidistrutta dai Longobardi di re Rotari, che avevano invaso la Liguria Marittima.
In questi tempi cupi brilla però la figura di San Venerio, evangelizzatore e ora Patrono del Golfo, nato nel 560 sull’isola Palmaria. Dopo una intensa attività di fondatore e patrono di monasteri, con una vasta influenza su gran parte della provincia, si ritirò in eremitaggio sull’isola del Tino dove morì nel 630.
Base di partenza dunque di un grande movimento monastico, il borgo si arricchì con i commerci, ma dovette anche subire, tra VIII e XI secolo, ripetuti assalti dai pirati normanni e saraceni.
Una nuova fase si apre quando nel 1113 Genova acquista da Grimaldo, della famiglia dei feudatari locali, i Signori di Vezzano, il territorio alle spalle della spiaggia, facendo costruire dai Maestri Antelami un insediamento, che prese il nome di castrum novum, con le caratteristiche “case-torri”, alte e addossate le une alle altre per difesa, lungo il fronte a mare, ancora oggi esistenti e formanti la “palazzata” che è il primo tratto distintivo del borgo, la chiesa di San Lorenzo, il castello, la via publica dalla spiaggia a levante al castrum vetus a ponente, attuale caruggio lungo (Via Capellini), le mura. 
Con il primo nucleo del castello Genova volle assicurarsi il controllo dell’estremità del Golfo, nella sua continua guerra di espansione contro Pisa. Porto Venere divenne così il baluardo alla sua frontiera orientale.
Il nuovo insediamento fu anche munito della chiesa ufficiale della colonia, sul colle, la Collegiata di San Lorenzo, costruita in stile romanico dai Magistri Antelami, e cinto di mura con le tre torri e la porta di accesso al borgo, ancora oggi visibili da chi arriva da terra, con un’iscrizione: “Colonia Januensis 1113”.
Il castello, costruito sopra il borgo in formidabile posizione, riuscì a resistere agli assalti, nel 1165 e 1198, dei Pisani che controllavano ancora Lerici, posta all’altra estremità del Golfo; caduta quest’ultima fortezza in mano genovese, la Repubblica vittoriosa decise di innalzare sulla punta rivolta alla Palmaria la chiesa di San Pietro, sopra le fondamenta del tempio pagano e un preesistente edificio sacro paleocristiano.
Nel gennaio 1340 un furioso incendio distrusse il castrum vetus e la parte alta di quello novum, mai più riedificate, ancora oggi si vede la fascia alta ad orti, e la spianata davanti San Pietro.
Fedele a Genova e da essa fortemente munita, Porto Venere resistette ancora nel 1494 ad un assalto aragonese; ma l’uso delle moderne armi da fuoco, e lo spostarsi degli interessi strategici della Dominante, causò una decadenza militare del borgo, ben equilibrata però da un ininterrotto sviluppo mercantile e marinaro, in particolare per l’esportazione dei rinomati vini locali e del prezioso marmo portoro.
Genova nel frattempo avviò la costruzione di fortificazioni più moderne a difesa dell’ingresso occidentale del Golfo, come la batteria di San Francesco e il forte di Sant’Ambrogio sopra la cala dell’Arpaia e nel 1606, in mare vicino l’isola Palmaria, la fortezza di Torre Scola.
Nel 1812, sotto i Francesi, fu costruita la strada di collegamento con La Spezia, astro nascente all’interno del Golfo, da cui il nome di “strada napoleonica”.
Alla fine del XIX secolo si ha un risveglio di interesse per il borgo antico e si pose mano ai primi lavori di restauro grazie alla sensibilità del soprintendente D’Andrade, opere poi proseguite con costanza per conservare e far giungere fino a noi un tessuto urbano pressocchè immutato dopo otto secoli, dove l’elemento umano e quello naturale si fondono mirabilmente.
Il turismo e il soggiorno hanno origini antiche a Porto Venere. Tra i personaggi più rappresentativi va ricordato Lord George Byron, arrivato nel 1822, magicamente attratto dal fascino “romantico” del borgo. Ricordate e diventate leggende le sue eroiche imprese natatorie, tra cui l’attraversamento del Golfo a nuoto per visitare gli Shelley a San Terenzo; e i bagni corroboranti nella Grotta marina Arpaia, che da lui prese il nome appunto di “Grotta di Byron”.
Dopo questo periodo eroico il borgo con le località che gli fanno corona è diventato un importante polo turistico; impegno ad un turismo sostenibile e attento ai valori culturali e naturalistici premiato dall’ingresso nel 1998 nel “Patrimonio dell’Umanità” dell’Unesco e nel 2001 dalla costituzione del Parco Naturale Regionale, con le isole, naturale proseguimento del Parco Nazionale delle Cinque Terre.

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