Cenni storici
Grazie al suo naturale, anche se piccolo, porto ridossato, Vernazza è stata abitata fin dai tempi più antichi. Dopo il fiero popolo Ligure fu centro marittimo romano, vi si produceva, sui terreni confiscati ai Liguri sconfitti, ed esportava la vernaccia. Si pensa che il nome del borgo abbia radice comune con questo rinomato vino, provenienti infatti i due nomi da verna ossia “del luogo” mentre il centro abitato ci è ricordato dalle fonti con il nome latino di Vulnetia.
Il villaggio costiero si arricchì intorno all’anno mille con la migrazione degli abitanti di Reggio, frazione a 300 metri di altezza dove sorge l’omonimo Santuario, secondo un fenomeno di rifondazione dei borghi a mare comune a molti borghi della Riviera e delle Cinque Terre. In quel periodo infatti, tornato il mar Ligure abbastanza sicuro dai pirati, si sviluppò la navigazione dopo i secoli bui delle incursioni saracene e delle invasioni barbariche e la popolazione scese dagli insediamenti a mezza costa o addirittura al di là dei monti.
Intorno l’anno mille Vernazza era governata dall’antica stirpe degli Obertenghi, che fecero costruire un arroccato castello sullo sperone roccioso che ripara il porto e l’abitato intorno al 1056. Si svilupparono presto i commerci e le attività marinare, tra cui, tipica del tempo ed esercitata con grande disinvoltura, la pirateria; non solo quella lecita contro il nemico saraceno, però... Così da attirarsi nel 1209 la vendetta di Genova, colpita nei suoi interessi, a cui seguì un giuramento di fedeltà alla Repubblica. Divenne importante scalo commerciale e militare, tanto che Genova ampliò e rinforzò il castello nel 1182, ponendolo sotto il suo controllo, mentre il borgo passava nel XII secolo sotto il dominio della influente famiglia locale dei Da Passano.
Entrata ormai nell’orbita genovese dal 1211 fu parte del vasto dominio della famiglia nobile genovese dei Fieschi, che avevano costituito uno stato feudale nella Riviera di Levante, ricco per il controllo dei traffici marittimi e per quelli che dalla costa risalivano verso la Pianura Padana.
I Fieschi la vendettero a Genova nel 1276, quando già aveva dato prova della sua fedeltà, partecipando attivamente, nella prima metà del XIII secolo, all’aspra lotta che vide contrapporsi la guelfa Genova, alleata del Papa, con Pisa, ghibellina e fedele all’Imperatore Federico II di Svevia. Fu una lunga e feroce lotta in cui i marinai vernazzesi si distinsero per abilità e coraggio, come già nel secolo precedente durante una spedizione contro Pisa nel 1170. Per questi suoi meriti ottenne un posto al Parlamento della Repubblica di Genova e l’insediamento di un arsenale per la costruzione e riparazione delle navi.
Dal munito porto di Vernazza partì nel 1412 la spedizione punitiva genovese, comandata da Antonio Doria, contro Carpena, che si era ribellata per aver perso la sede di Podesteria a favore dell’astro nascente della Spezia.
Seguì un periodo di sviluppo, con nuove fortificazioni e la costruzione della Parrocchiale, grazie all’attività di pesca e marittima e il commercio con l’entroterra e tutto il Mediterraneo dei preziosi frutti del suolo, vino e olio, possibili grazie alla paziente e faticosa opera di terrazzamento delle colline a picco sul mare, altrimenti facili alle frane. Però successivamente la nuova politica di Genova, rivolta sempre meno ai commerci che l’avevano resa grande, ma piuttosto privilegiando le grandi rendite finanziarie, portò a un decadimento dell’economia delle Cinque Terre come di tutto il Dominio.
Ebbe fine solo con l’inizio dell’Ottocento, quando si diffusero le nuove idee “francesi” di libertà civile ed economica, e prese slancio dall’arrivo della ferrovia intorno al 1880, che la liberò dal secolare isolamento portando anche i suoi abitanti a lavorare nell’Arsenale e nelle fabbriche nel frattempo sorte alla Spezia.
Nacque e si sviluppò poi un movimento di rinascita e di valorizzazione delle proprie radici che ha avuto come conseguenza uno sviluppo del turismo attento alla caratteristica fragile identità ambientale, unica al mondo; flussi incrementati anche dalla costituzione nel 1999 del Parco Nazionale delle Cinque Terre, voluto dai suoi abitanti come forma di uso consapevole delle risorse umane e naturali del territorio.


