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Cenni storici

Anche la storia di Manarola, come quella di Riomaggiore, inizia nel medioevo, quando il mare fu reso più sicuro dalla crescente forza navale di Genova contro i pirati saraceni che con le loro incursioni saccheggiavano e distruggevano i villaggi lungo la costa; abitanti dell’antico borgo di mezza costa di Volastra scesero verso il mare e vi fondarono un villaggio di pescatori.
Tipica della zona era inoltre la coltivazione della vite sui caratteristici terrazzamenti, costruiti dalla lunga e paziente fatica degli uomini e donne del borgo. Ogni pietra di cui sono composti i muretti costruiti rigorosamente “a secco” era infatti portata a mano, così come anche la terra coltivabile. 
Nei tempi più antichi della sua storia Manarola fu dapprima feudo dei Marchesi di Carpena, borgo dell’interno che, seppur piccolo, in quel periodo aveva grande influenza; nel 1252 fu ceduta dal Vescovo di Luni, principale signore feudale della zona, ai Fieschi che, originari di Lavagna, stavano ingrandendo il loro dominio in una vasta porzione della Riviera di Levante.
Questa loro forza e una tendenza ad una sempre maggiore autonomia era naturalmente malvista da Genova, che nel 1273 mandò una flotta di galee per ridurre a più miti consigli il ribelle Niccolò Fieschi, alleatosi con i guelfi Angiò di Napoli per scalzare il potere dei Doria; i soldati sbarcati misero a ferro e fuoco il borgo e il castello, costruito dai Fieschi per difendere Manarola dalle incursioni dei pirati saraceni (ne rimane oggi solo un bastione inglobato in un’abitazione). Nel 1276 Manarola passò infine sotto il dominio diretto di Genova.
Con esso si svilupparono le colture di vite e olivo e un florido commercio. Nel centro del borgo è ancora visibile un antico frantoio restaurato dal Parco e proprio da queste caratteristiche coltivazioni e le lavorazioni connesse pare abbia origine il nome del borgo: Magna Roea, cioè grande ruota da mulino ad acqua, passata poi al dialettale Manaaea.
L’antica Manarola era inserita nella vasta e fitta rete di mulattiere che portavano dalla costa all’interno della Val di Vara e alla Pianura Padana, vie del sale e del commercio di olio, vino e prodotti ittici, molto richiesti dalle popolazioni dell’interno; oggi questi antichi percorsi sono stati con impegno riadattati ad uso turistico, e permettono un contatto diretto con la natura, oltre a fornire splendidi panorami e vedute.

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