Cinque Terre e Riviera (sentieri costieri)
I sentieri costieri:
Levanto – Punta Mesco – Monterosso
Monterosso – Vernazza – Corniglia
Corniglia – Manarola – Riomaggiore
Levanto – Punta Mesco – Monterosso
Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 min circa
Lunghezza: 6,5 km
Sviluppo: Levanto (5 m) – Case Anselmi (108 m) – Casa Spianatta (195 m) – Casa Giglio (212 m) - Case S. Carlo (175 m) – Case Lovara (248 m) – Bivio S. Antonio (325 m) – S. Antonio/Semaforo (319 m) – Case Minà (220 m) – Monterosso - Loc. Fegina (5 m).
Collegamenti: provenendo sia da Genova che dalla Spezia si percorre l'autostrada A12 e si esce al casello di Carrodano - Levanto. Da qui si prende a sinistra la strada provinciale n. 566 in direzione di Levanto che è raggiungibile anche con la ferrovia (linea Genova – Pisa – Roma) e da un servizio di battelli che, nella bella stagione e condizioni del mare permettendo, unisce le Cinque Terre e il Golfo, spingendosi fino a Genova e la Versilia.
Caratteristiche e motivi di interesse del percorso:scenografico accesso alle Cinque Terre, di cui Levanto costituisce la “porta” occidentale. Da Punta Mesco si gode un panorama d'eccezione su tutte le Cinque Terre mentre il mare sottostante è di notevole pregio per i suoi fondali (tutelato da una riserva marina protetta). Possibilità di proseguire per Vernazza e Coniglia.
Punto di partenza: Lungomare di Levanto - lato orientale
Punto di arrivo: Lungomare di Monterosso al Mare – Località Fegina.
Descrizione
Dalla passeggiata a mare si inizia a salire lungo una scalinata in cemento (Salita San Giorgio) che porta al piazzale antistante il Castello di S. Andrea del XII secolo, in posizione dominante. In breve si giunge nei pressi di un gruppo di case dove una lapide ricorda gli esperimenti di radiocomunicazione di Guglielmo Marconi tra Levanto e Santa Margherita Ligure. L'ampia mulattiera sale in direzione est: si segue il segnavia "bande rossa e bianca" con il numero 1 (il sentiero che attraversa dall’alto tutte le Cinque Terre mantenendosi sul crinale). Il tracciato prosegue in salita. Dopo la mulattiera, una gradinata in cemento prosegue tra ville e giardini e ben tenuti uliveti sui tipici terrazzamenti (Case Anselmi - 108 m). Più in alto il sentiero raggiunge la strada carrozzabile in asfalto, che si percorre per circa 500 metri fino all’altezza di Casa Spianatta (195 m) dove sorge l’albergo-ristorante “la Giada del Mesco”. Il sentiero porta in breve a Casa Giglio (212 m) e poi ad un gruppo di ridenti case con ampia vista sul mare, circondate da bei vigneti, frutteti e abbellite da piante esotiche. Poi una leggera discesa conduce a Case S. Carlo (175 m) dove inizia il bosco. Si sale su una ripida scalinata in pietra, nel fitto della vegetazione a macchia mediterranea ed incontrando anche lembi di leccete, fino a quota 249 m. Si prosegue in piano, con ampi scorci panoramici a picco sul mare, che in questo tratto particolarmente suggestivo fa parte dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre (a protezione integrale), mentre la parte terrestre è tutelata dall’omonimo Parco Nazionale. Si rientra nel bosco tra macchia mediterranea con mirto ed erica arborea, nonché zone a pino d’Aleppo, fino a Case Lovara (248 m). Si raggiunge infine la Cresta di Sant’Antonio (325 m) con ampia vista, punto di incrocio di 2 sentieri (segnavia n. 1 e n. 10). Scendendo si raggiunge Punta Mesco (Loc. S. Antonio/Semaforo a 319 m), in splendida posizione panoramica su tutte le Cinque Terre e fino all’isola del Tino. Sul promontorio sono visibili i ruderi della chiesa di Sant’Antonio (risalente come eremo al XIII secolo, poi abbandonato nel XVII) e il vecchio faro. Della chiesa restano un portale, una porzione di parete e l’abside. Ritornando sul tracciato principale si imbocca una discesa, contrassegnata con il segnavia rosso e bianco con il numero 10, scendendo con tratti di scalinata e di sentiero si giunge dapprima in località Case Minà (220 m); piegando sulla destra si prosegue per località Bellavista (m. 139) e poi fino alla Torre dei Merli dove si imbocca la strada carrozzabile che conduce all’abitato di Monterosso. Dalla strada si può scorgere Villa Montale, dove il poeta trascorse per oltre vent’anni anni le vacanze estive. Infine si giunge sul lungomare, località Fegina, in corrispondenza del “Gigante”, imponente statua in cemento e ferro raffigurante Nettuno.
L'anello di Monterosso
Tempo di percorrenza: 4 ore circa
Lunghezza: 8,00 Km
Sviluppo: Monterosso (5 m) – Bellavista (139 m) – Bivio S. Antonio/Telegrafo (319 m) – Pendici del Monte Vè o Focone (360 m) – Monte Rossini (466 m) – Monte Molinetti (396 m) - Colla di Gritta (310 m) – Santuario Madonna di Soviore (470 m) – S. Maria Maddalena (400 m) - Monterosso (5 m).
Collegamenti: provenendo sia da Genova che dalla Spezia si percorre l'autostrada A12 e si esce al casello di Carrodano - Levanto. Da qui si prende a sinistra la strada provinciale n. 566 in direzione di Levanto e poi (prima di entrare in centro) si svolta a sinistra prendendo le provinciali n. 43 e n. 38 fino a Monterosso. In alternativa si esce al casello A12 di Brugnato – Borghetto e si prendono le provinciali n. 1 Aurelia e n. 38, passando per Pignone, fino a Monterosso, che è raggiungibile anche con la ferrovia (linea Genova – Pisa – Roma) e da un servizio di battelli che, nella bella stagione e condizioni del mare permettendo, unisce le Cinque Terre e il Golfo, spingendosi fino a Genova e la Versilia.
Caratteristiche e motivi di interesse del percorso: sentiero molto panoramico in tutto il suo tracciato, all’estremo ponente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, con viste d’eccezione da Punta Mesco e dal Santuario di Soviore; consente di passare dal paesaggio costiero a quello boscoso dell’interno.
Punto di partenza e arrivo: Lungomare di Fegina, nucleo di più recente espansione di Monterosso, in corrispondenza della stazione ferroviaria FF.SS.
Descrizione
Dal lungomare di Fegina, in corrispondenza della stazione ferroviaria FF.SS., si segue il sentiero n. 10 contrassegnato con il segnavia rosso e bianco; superato il “Gigante” (imponente statua in cemento e ferro raffigurante Nettuno) il percorso incomincia a salire tra le case incrociando in più punti una strada carrozzabile a tornanti, fino a giungere in località Bellavista (139 m). Si prosegue per un ripido vallone e portatisi in quota, il sentiero procede a mezza costa per giungere dapprima in località Case Minà (220 m) e poi al bivio S. Antonio/Telegrafo (319 m – 1h15min.): piegando a sinistra si possono raggiungere i resti della chiesa di Sant’Antonio, eremo abitato dal XIII al XVII secolo, e il vecchio faro di Punta Mesco da cui si gode un magnifico panorama che in giornate limpide si spinge fino alla Corsica. Ritornati al bivio, lasciando sulla sinistra il sentiero n. 1 che porta a Levanto (vedi percorso Levanto – Punta Mesco – Monterosso), si prosegue sul tratto dello stesso sentiero che punta a nord attraverso la Cresta di Sant’Antonio per giungere in prossimità della cima del monte Vè o Focone, importante punto panoramico. Il sentiero n. 1, che segue il crinale di tutte le Cinque Terre da Levanto a Porto Venere, offre splendidi panorami e si può percorrere a tappe. Continuando si scende ad una sella (360 m. – 2h) da dove partono diversi sentieri che portano a Levanto (n. 14, n. 15 e n. 22). Dopo il bivio si risale sempre sul crinale in una fitta pineta, per poi discendere alla Colla di Gritta (310 m – 2h 45 min), crocevia di strade tra Monterosso e Levanto. Da qui si segue per un breve tratto la strada provinciale n. 38 (di collegamento con la Val di Vara) che sale mantenendosi a mezza costa fino al Santuario di Soviore tra robinie e pini marittimi. Il Santuario della Madonna di Soviore (470 m – 3h 15 min), che sorge in posizione panoramica, è uno dei cinque santuari mariani, posti sopra ognuno dei borghi delle Cinque Terre; uno dei più antichi, risalente nella sua forma primitiva al VIII secolo (resti visibili sotto il pavimento della chiesa). La costruzione attuale ha origini del XIV secolo con elementi romanici e gotici, anche se pesantemente rimaneggiata nel XVIII – XIX sec.; vi si trova una esposizione permanente di ex-voto, ricordo della particolare devozione popolare mariana.
Il ritorno a Monterosso segue in discesa il sentiero n. 9, il Percorso Devozionale delle genti del borgo, con le stazioni della Via Crucis e la cinquecentesca cappella di S. Maria Maddalena, dove vi fu l’apparizione miracolosa della statua della Madonna ora al Santuario, poi, passata la carrozzabile, si continua tra boschi e coltivazioni; dopo un bosco si annunciano le prime case del centro storico di Monterosso, da cui si ritorna a Fegina dopo aver attraversato una galleria sotto la rupe del castello (da Soviore 45 min.).
Monterosso – Vernazza – Corniglia
Tempo di percorrenza: 3 ore circa
Lunghezza: 6,00 Km
Sviluppo: Monterosso (5 m) – Valle dell’Acquapendente (142 m) - Fosso Mulinaro (170 m) – Valle di Crovaria (137 m) – Punta Lina (125 m) - Vernazza (2 m) – Prevo (208 m) – Corniglia (97 m) – Stazione di Corniglia (15 m).
Collegamenti: provenendo sia da Genova che dalla Spezia si percorre l'autostrada A12 e si esce al casello di Carrodano - Levanto. Da qui si prende a sinistra la strada provinciale n. 566 in direzione di Levanto e poi (prima di entrare in centro) si svolta a sinistra prendendo le provinciali n. 43 e n. 38 fino a Monterosso. In alternativa si esce al casello A12 di Brugnato – Borghetto e si prendono le provinciali n. 1 Aurelia e n. 38, passando per Pignone, fino a Monterosso, che è raggiungibile anche con la ferrovia (linea Genova – Pisa – Roma) e da un servizio di battelli che, nella bella stagione e condizioni del mare permettendo, unisce le Cinque Terre e il Golfo, spingendosi fino a Genova e la Versilia.
Caratteristiche e motivi di interesse del percorso: il sentiero n. 2, detto anche “Sentiero Azzurro” collega Monterosso con Riomaggiore, mantenendosi vicino al mare. Sentiero molto panoramico in tutto il suo tracciato, all’interno del Parco Nazionale delle Cinque Terre, con vista sull’intera costa a picco sul mare (Riserva Marina) e sui cinque borghi. Permette anche di conoscere la natura rigogliosa e le testimonianze del duro, secolare lavoro dell’uomo, con i celebri muretti a secco che sostengono le vigne. Possibilità di proseguire per Manarola e Riomaggiore.
Punto di partenza: stazione ferroviaria di Monterosso.
Punto di arrivo: stazione ferroviaria di Corniglia.
Descrizione
Dalla stazione FF. SS. di Monterosso (Loc. Fegina) si segue il lungomare in direzione est e dopo aver attraversato la galleria sotto la rupe del castello, si giunge all’ingresso del centro storico che si lascia sulla sinistra per imboccare una stretta viuzza che conduce a mezza costa verso l’Hotel Porto Roca. Da qui si segue il segnavia n. 2 che salendo ripidamente tra gradinate si porta in quota per poi proseguire a mezza costa, mantenendosi costantemente ad un’altezza di circa 130-150 metri sul livello del mare, permettendo così lunghe prospettive panoramiche verso Monterosso e la più lontana Punta Mesco. Dorsali montuose e contrafforti che scendono a precipizio sul mare, fossi e valloni fortemente incisi nella crosta di arenaria si susseguono qui in modo continuo, facendo mutare ogni volta prospettiva. Si attraversano i fossi dell’Acquapendente e Mulinaro in mezzo alla macchia mediterranea che in questo tratto spesso cede il passo alle leccete e a boschetti di corbezzolo e orniello, con piccole isole di pino marittimo. L’intensificarsi dei coltivi, con i caratteristici muretti a secco e rocce emergenti, una volta doppiato il crinale di Punta Lina, indica l’approssimarsi al centro abitato e la conferma si ha quando appaiono, con una vista tra le più famose delle Cinque Terre, il porticciolo e il borgo di Vernazza (1h30 min.).
Rinomata fin dall’antichità per il suo vino, la vernacia, e raccolta intorno al suo porto, usato già dai Romani e unico tra Levanto e Porto Venere, Vernazza ci ammalia con il fascino del suo antico borgo e del Castello Doria, nonché della parrocchiale di Santa Margherita d’Antiochia (del 1318 con ampliamento nel 1750), nella sua caratteristica posizione, come un vascello sorgente dalle acque.
Dal centro storico di Vernazza il sentiero riprende quota e prosegue, sempre a mezza costa, tra pendii terrazzati aggirando lo sperone di Punta Palma. Qui la cornice a mare è scaglionata dall’alternanza di brevi litorali sabbiosi, da scogli e alte rupi e caratterizzata dalla presenza di diversi eventi franosi con effetti anche sul sentiero che presenta precari passaggi. Si tratta di una zona di vecchie coltivazioni, ricolonizzate dall’euforbia arborea e dall’agave. Successivamente di giunge in località Prevo (208 m) che è il punto più elevato del percorso e anche il solo centro abitato presente fra Corniglia e Vernazza. Dopo Prevo il sentiero offre uno splendido scorcio sulla spiaggia di Guvano e superati con due ponticelli sui fossi Canaletto e della Groppa, che separano la pendice di Costa Lunga, si giunge in una zona di coltivi e uliveti per incontrare poi la strada carrozzabile che da Vernazza conduce a Corniglia, nel cui centro storico si giunge dopo 2 ore e 45 min.
Il borgo di Corniglia è caratteristico per il fatto di essere costruito su un promontorio in altura e non sul mare come le altre quattro “terre”. Conserva inoltre un tipico centro storico a nastro (circolare) di tipo più contadino che marinaro. Con una scalinata di 377 gradini, detta “Lardarina” si raggiunge la stazione ferroviaria in circa 15 min., o in alternativa usando i bus a metano del Parco Nazionale.
Corniglia – Manarola – Riomaggiore
Tempo di percorrenza: 1,30 ore circa
Lunghezza: 3,5 Km
Sviluppo: Corniglia (97 m) – Stazione di Corniglia (15 m) – Punta Buonfiglio (37 m) – Manarola (12 m) – Bar dell’Amore (22 m) – Riomaggiore (16 m).
Collegamenti: Corniglia è raggiungibile direttamente con la ferrovia (linea Genova – Pisa – Roma), dalla Stazione di La Spezia o da quella di Genova o Sestri Levante.
Caratteristiche e motivi di interesse del percorso: parte del sentiero 2 “azzurro” che collega i borghi delle Cinque Terre nel Parco Nazionale, mantenendosi vicino al mare (in questa zona protetto da una Riserva Marina) con ampi panorami e non forti dislivelli, tra la natura e il lavoro dell’uomo, rappresentato dalle caratteristiche “fasce” terrazzate e coltivate a vigneto. Il tratto tra Manarola e Riomaggiore è la famosa “Via dell’Amore”. Possibilità di proseguire a levante per Campiglia.
Punto di partenza: stazione ferroviaria di Corniglia
Punto di arrivo: stazione ferroviaria di Riomaggiore.
Descrizione
Scesi con la scalinata “Lardarina” o con i comodi bus del Parco Nazionale fino alla stazione di Corniglia, si prosegue verso levante (segnavia n. 2), dapprima scendendo una scalinata che passa sotto la ferrovia e poi su un tratto in piano sul muraglione che contorna una spiaggia di ciottoli (il famoso “Spiaggione di Corniglia”), ai piedi dei ripidi pendii che sorreggono Volastra. Aggirato il promontorio di Punta Buonfiglio ci si affaccia all'improvviso su Manarola (1 h e 10 min), borgo d'impronta medievale costruito alla foce del torrente Volastra. Nel borgo, la chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine (o di San Lorenzo), del 1338. Merita una sosta anche il piccolo museo, allestito dal Parco Nazionale, dedicato al vino e allo sciacchetrà, tipico passito.
Dalla stazione di Manarola, delle ripide scale portano al tratto più noto del sentiero n. 2 azzurro delle Cinque Terre. È la “Via dell’Amore”, un comodo viottolo pavimentato attrezzato con ringhiere e panchine e un punto di ristoro, scavato in una scogliera quasi verticale, che permette di raggiungere con una breve passeggiata (20 minuti) Riomaggiore, la più orientale delle Cinque Terre. Essendo praticabile da chiunque è frequentatissima, specialmente nei giorni di festa. E’illuminata anche di notte grazie ad un impianto fotovoltaico. Il sentiero ha una sua speciale storia: in origina non aveva nulla di romantico. Era il percorso di accesso e di supporto al cantiere per la realizzazione del raddoppio ferroviario del 1926. Fu intorno agli anni ’50 che il giornalista del Corriere della Sera, Paolo Monelli, raccontò di una scritta sentimentale sulla roccia. Da quel giorno il sentiero diventò per tutti la “Via dell’Amore”. Dopo aver attraversato imponenti scogliere di arenaria si giunge a Riomaggiore, borgo costruito nella stretta valle alla foce del Rio Maior, da cui prende il nome. Oltre alla bellezza dell’ambiente si può ammirare la chiesa di S. Giovanni Battista, consacrata nel 1340. All'interno possiamo ammirare un bel crocifisso ligneo, delle notevoli tele e un organo del 1851. Per godere la più bella vista sul borgo (con le caratteristiche case variopinte, accostate e sovrapposte le une alle altre sulla nuda roccia) si consiglia di salire Via S. Giacomo, dopo aver percorso il sottopasso ferroviario, verso l’approdo dei battelli.
Riomaggiore – Campiglia
Tempo di percorrenza: 3 ore e 30 min circa
Lunghezza: 6,5 Km
Sviluppo: Riomaggiore (15 m) – Via litoranea (204 m) - Santuario di Montenero (353 m) – Lemmen (408 m) – Colle del Telegrafo (513 m) – S. Antonio (510 m) - Campiglia (398 m)
Collegamenti: provenendo dalla Spezia si percorre la strada provinciale 370 (Litoranea Cinque Terre) fino a Riomaggiore, che è raggiungibile in alternativa anche con la ferrovia (linea Genova – Pisa – Roma), oltre che da un servizio di battelli che, nella bella stagione e condizioni del mare permettendo, unisce le Cinque Terre e il Golfo, spingendosi fino a Genova e la Versilia.
Caratteristiche e motivi di interesse del percorso: prosecuzione della traversata delle Cinque Terre verso est fino al borgo di Campiglia. Di alto interesse paesaggistico, con ampi panorami sulla costa, interessa la parte orientale del Parco Nazionale delle Cinque Terre fino al confine con il Parco Naturale di Porto Venere, entrambi Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Possibilità di proseguire per Porto Venere.
Punto di partenza: stazione ferroviaria di Riomaggiore.
Punto di arrivo: Borgo di Campiglia.
Descrizione
Dalla stazione ferroviaria di Riomaggiore si percorre il tunnel pedonale per imboccare poi in salita Via Colombo e Via del Santuario fino all’ingresso nord del paese. Giunti a fianco dell’Ufficio Informazioni del Parco si imbocca il segnavia n. 3 in direzione del Santuario di Montenero che percorrendo in ripida salita il vallone del torrente rio maior (da cui Riomaggiore) conduce all’incrocio con la Via Litoranea (204 m – 45 min). Dopo aver oltrepassato l’incrocio con la Litoranea, è possibile osservare sul rio un ponticello ad arco in pietra di origine medioevale. Una volta giunti al Santuario di Montenero (353 m – 1 ora e 15 min) si è ripagati da uno spettacolare panorama che spazia dalla costa della Riviera di levante alle scoscese falesie della costa fino a Porto Venere e le sue isole. Nelle giornate terse lo sguardo può arrivare alle isole del Tirreno e alla Corsica. Del Santuario si ha notizia dal 1335 anche se l’aspetto attuale risale al 1847. La tradizione dice che vi era custodita un’immagine sacra che non si voleva far cadere nelle mani dei pirati. L’edificio ospita oggi, accanto alla chiesa, un punto di ristoro e di informazioni del Parco. Il sentiero prosegue poi a mezzacosta lungo i pendii terrazzati fino alla chiesina di Lemmen (408 m), che ricorda uno dei tanti villaggi che precedettero la fondazione del borgo marinaro di Riomaggiore, per giungere poi allo spiazzo del Colle del Telegrafo (513 m – 2 ore e 15 min), nascosto tra ciuffi di erica e ginestra, dove si confluisce nel sentiero CAI n. 1 o “sentiero rosso” che mantenendosi in quota percorre tutto il crinale delle Cinque Terre. Dal Telegrafo (dove è presente un centro informativo del Parco e si può proseguire sul sentiero n. 3 per Biassa), si segue un breve tratto in leggera discesa e si giunge al crocevia posto accanto alla chiesina di S. Antonio (510 m – 2 ore e 30 min), cara agli abitanti di Biassa, dove si trova anche un’attrezzata “palestra nel verde”. Questa località è un crocevia di diversi sentieri che portano verso i centri dell’interno o verso la ripida costa ad occidente che in questo tratto viene chiamata “Tramonti”. Anche in questa zona, che porta i segni della coltivazione della vite lungo i pendii terrazzati, la fitta rete di sentieri e mulattiere consentiva il trasporto agli scali d’imbarco ed in città.
Da S. Antonio si continua a seguire il sentiero n.1 per un tratto abbastanza lungo di circa 2,5 km che corre ad una quota costante di circa 500 m per poi scendere nella parte finale di circa 800 m da quota 487 a quota 398 all’ingresso del borgo di Campiglia (3 ore e 30 min). Questo tratto del sentiero segue il crinale attraversando un bosco rigoglioso dove si possono ammirare gli alberi del sughero. Il borgo di Campiglia è in splendida posizione panoramica: da una parte si può ammirare il Golfo e sullo sfondo le Alpi Apuane, dall’altra il mare aperto e nelle giornate terse la Corsica, la Capraia e la Gorgona. Anche Campiglia è un crocevia di sentieri. Oltre al n. 1 si può prendere il n. 11 che sala all’Acquasanta (La Spezia) e poi scende al Persico e poi c’è l’Alta Via del Golfo, diretto a Biassa con meta finale Bocca di Magra.
Campiglia – Porto Venere
Lunghezza: 4,6 Km
Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 min circa
Sviluppo: Campiglia (398 m) – Bocca del Cavalin (351 m) - Pitone (305 m) - Sella di Derbi (191 m) – Bivio Monte Castellana (249 m) – Bivio Muzzerone (249 m) – Porto Venere (5 m).
Collegamenti: provenendo da La Spezia si percorre la strada provinciale n. 530 in direzione Porto Venere, poi prima di giungere in località Marola si prende sulla destra il bivio per Campiglia, che è comunque raggiungibile con il bus della locale azienda di trasporto pubblico (ATC La Spezia).
Caratteristiche e motivi di interesse del percorso: prosecuzione della traversata delle Cinque Terre verso est fino al borgo medioevale di Porto Venere. Di alto interesse paesaggistico, con ampi panorami sulla costa, congiunge il Parco Nazionale delle Cinque Terre (e l’area marina protetta) con il Parco Naturale di Porto Venere, entrambi Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Punto di partenza: Borgo di Campiglia
Punto di arrivo: Piazza Bastreri, Porto Venere
Descrizione
Uscendo dal borgo di Campiglia seguendo il segnavia bianco e rosso del CAI n. 1, il principale percorso che attraversa le Cinque Terre da Porto Venere a Levanto mantenendosi sul crinale, si incontra tra i pini un antico mulino a vento, recentemente restaurato a cura della locale Associazione pro Campiglia, con l'architrave che riporta la dicitura “Anno del Signore 1840”. Un tempo queste costruzioni erano diffuse lungo la costa per la mancanza di corsi d’acqua di una certa consistenza. Si prosegue attraversando un bosco misto con pini marittimi, lecci e cerri sul versante sud del monte Castellana, fino a giungere in località Bocca del Cavalìn (351 m). Il sentiero riprende, sempre segnalato, e prosegue in discesa verso il Pitone (305 m), da cui si ammira la splendida prospettiva delle falesie del Muzzerone e delle lontane isole Palmaria, del Tino e del Tinetto.
A questo punto del percorso si entra in un tratto caratterizzato da una fitta macchia mediterranea, che riveste le pendici fra la Sella di Derbi e il Pitone, fra i più densi e ricchi di varietà. Le specie più note il cisto, con i suoi fiori somiglianti a rose, il lentisco, da cui si ricava il mastice, anticamente usato dalle donne greche e turche per profumare l'alito e sbiancare i denti, il mirto, o mortella, dalle foglie ovali e rilucenti, d'un verde intenso, pianticella sacra a Venere... e poi il corbezzolo e le ginestre. Proseguendo si giunge in prossimità del bivio Monte Castellana e successivamente del bivio Muzzerone (249 m), da dove si stacca, sulla destra, una variante al sentiero principale denominata 1a che corre più a sud lungo la linea di costa. Seguitando lungo la traccia principale si aggira invece il versante nord del Muzzerone (noto per la sua “palestra di roccia”) per giungere poi in corrispondenza di alcune baracche dove sono presenti enormi blocchi di pietra squadrata: sono testimonianza del faticoso lavoro dell’uomo che in queste zone, oltre che contadino e pescatore, è diventato anche cavatore del celebre marmo portoro, di cui rimangono i resti di antiche cave proprio in questa zona del Muzzerone. Il portoro in realtà non è un marmo ma una pregiata pietra calcarea di colore nero con venature bianche o giallastre (oro) di grande effetto decorativo e ornamentale, che veniva spedita in tutto il mondo, oltreché usata per abbellire le costruzioni locali. Siamo ormai verso la fine del percorso che scende rapidamente verso Porto Venere. Il tratto finale affronta la ripida scalinata che costeggia la cinta muraria del Castello Doria, fortificazione risalente al 1161, da cui si raggiunge Piazza Bastreri, capolinea del bus per e da La Spezia e porta di ingresso all’antico borgo di Porto Venere.


