Il vino e la sua storia
Per conoscere un territorio non è sufficiente visitare i centri storici, le aree archeologiche e la varietà del patrimonio storico-artistico: ormai tutti sanno che è altrettanto importante, avvicinarsi agli usi e alle tradizioni locali non dimenticando di rivolgere particolare attenzione alla cultura materiale, al paesaggio, ai prodotti della terra e all'enogastronomia. Bisogna, però, riconoscere che questa opinione, così diffusa e certo condivisibile, sta, paradossalmente, rischiando di scivolare nel repertorio dei luoghi comuni, finendo con lo smarrire l'importanza del suo originale significato.
Può essere, quindi, utile cercare di recuperare il senso meno banale del felice binomio enogastronomia/territorio tenendo presente che la cucina tradizionale è lo specchio in cui si riflette la storia e la cultura di una determinata località; la tavola è il luogo in cui si sedimenta la memoria; così, grazie alla sopravvivenza di una ricetta, si mantiene in vita il ricordo di gestualità, di abitudini alimentari, di accostamenti di sapori e di consuetudini familiari che permettono di tracciare il profilo di un territorio e, nello stesso tempo, di tessere una linea di continuità tra passato e presente rendendo possibile trasmettere la "cucina di casa” alle generazioni future.
In quest'ottica, un ruolo di primo piano spetta al vino e a tutto ciò che lo circonda: fatica, cura, attesa, ma anche conoscenza, perizia e tecnica, come diceva Columella "la capacità di unire la diligenza alla scienza”. In tal senso il territorio spezzino è particolarmente vocato, come attesta il riconoscimento delle tre D.O.C., 5 Terre, Colli di Luni e Colline di Levanto, attribuite a vini locali i cui vigneti caratterizzano il paesaggio di questo estremo levante ligure: ricoprono, infatti, le assolate terrazze a picco sul mare delle 5 Terre come le morbide colline della Riviera e della Vallata del Magra.
Del resto il vino spezzino può vantare un passato di tutto rispetto che trova conferma nel plauso di personaggi illustri, primo fra tutti Plinio il Vecchio che non manca di sottolineare come la città di Luni, "prima città dell'Etruria con il celebre porto... detenga il primato per la produzione di vini generosi"; una testimonianza confermata dal ritrovamento, nei primi anni '50, degli horrea, i magazzini della città, di cui sono stati messi in luce venti “dolia” di grandi dimensioni per la conservazione di vino e olio per il consumo locale.
Certamente gratifica sapere che il vino spezzino è presente nella letteratura, elogiato da Dante, Petrarca, Boccaccio, Carducci, ma è proprio nell'oggi che registra i maggiori successi grazie ad un sapiente ritorno alla cultura enologica; questo significa recupero e trasmissione di saperi, ricerca, equilibrio tra tradizione e innovazione, attenzione alla qualità ambientale e alle tecniche produttive. Il vino, infatti, è per eccellenza figlio della terra che lo produce e ne restituisce i sapori, i profumi e le essenze. La presenza sul territorio spezzino di tanti produttori attenti alla qualità è, quindi, contemporaneamente una ricchezza e una garanzia; questo permette di assaporare vini bianchi e rossi che si sposano a perfezione con la cucina locale, connotata da una raffinata semplicità, povera solo all' apparenza.
I vini spezzini, DOC e non, sono, quindi, il miglior invito a conoscere il territorio e a lasciarsi sedurre dal suo paesaggio mutevole che alterna colline e pianure, scogliera e litorale sabbioso: un' alchimia tra opposti che trova una perfetta sintesi proprio nell' enogastronomia locale che ci regala vini dal sentore salino, vini fruttati, vino dolce come il pregiatissimo sciacchetrà, ricette di terra e ricette di mare.


