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Luni

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MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE E CITTA' ROMANA DI LUNI
Via S.Pero, 139 - Ortonovo
Tel. e Fax: 0187 66811
www.archeoge.arti.beniculturali.it

e-mail: sba-lig@beniculturali.it

ORARI DI APERTURA:
da martedì a domenica 8.30-19.30
lunedì CHIUSO

Nella piana del fiume Magra si trovano i resti di quella che fu la città romana di Luna. I Greci chiamavano la città e il porto, già approdo naturale frequentato dagli Etruschi e dai Liguri, con il nome di Selene, la luna, e a Diana-Luna i Romani dedicarono la colonia e la adottarono come divinità protettrice della città.

Fondata nel 177 a.C. a controllo della fertile piana e dei riottosi e indomiti Liguri Apuani, divenne poi importante nodo stradale e soprattutto porto d’imbarco del candido marmo delle Alpi Apuane.

luni porto

Ma la ricchezza portata dal fiume (alla cui foce era il porto) ne segnò anche la fine: i sedimenti fangosi bloccarono la foce che a quei tempi si trovava più all’interno di circa 2 km. Lentamente la fertile piana si impaludò, pur rimanendo la città importante nodo strategico e sede dei potenti vescovi di Luni. Fu proprio il trasferimento della sede vescovile a Sarzana (1204) a segnare la fine della città. Sparsi ruderi e suggestive leggende rimasero fino al sec. XIX quando iniziarono scavi sistematici, che ancora continuano. Gli scavi hanno restituito ampie testimonianze della prosperità della colonia nel corso dell’impero a partire dal momento in cui fu dato avvio allo sfruttamento dei bacini marmiferi delle Apuane divenuti proprietà della famiglia imperiale durante il regno di Tiberio (14 – 37 d. C.). Dal porto di Luni le grandi navi lapidarie trasportavano ad Ostia e in tutti gli scali mediterranei i preziosi blocchi di marmo bianco e venato di azzurro per la realizzazione dei monumenti pubblici e privati della capitale e dei centri delle province dell’impero.

luni antica: colonna

La prosperità di Luna continua nei secoli successivi (Il e III secolo d.C.) testimoniata da importanti ristrutturazioni di alcuni dei monumenti civili e religiosi e da numerosi documenti epigrafici. Sembra ormai certo che dopo il 366 la città abbia subito i gravi danni di un terremoto e di un violento incendio seguiti da un’alluvione provocata dallo straripamento della Magra e della Parmignola. Diverse testimonianze attestano l’immediata ripresa di Luna.

La costituzione della diocesi e la costruzione della basilica paleocristiana nella seconda metà del V secolo testimoniano la continuità di vita della comunità Lunense. L’edificio di culto è il simbolo del potere dei vescovi di Luni che battono moneta in una propria zecca e partecipano ai concili romani fino alla fine del IX secolo.

La creazione di una cripta in età carolingia documenta la presenza della ”ampolla del sangue di Cristo”, reliquia oggi conservata nella cattedrale di Sarzana. Il trasferimento a Sancta Maria de Sardana nel 1204 della sede vescovile, più idonea al consolidamento del potere politico e temporale dei vescovi, non spezzerà il legame spirituale e ideale ma soprattutto giuridico con la cattedrale lunense: ancora per tutto il XIII secolo i vescovi torneranno a Luni per le cerimonie solenni feudali e religiose.

capitello 2

L’area archeologica di Luni è strutturata secondo un Sistema Museale Policentrico, in un articolato percorso che lega i complessi monumentali alle sezioni espositive. Affiancano il Museo Nazionale quattro sezioni distaccate, di cui due dedicate all'architettura sacra dei complessi cultuali, una, il Lapidario Lunense, alle testimonianze epigrafiche e la quarta all'edilizia privata.

Il percorso di visita della zona archeologica ha inizio dal Museo Archeologico Nazionale, dove sono allestite diverse sezioni che espongono i materiali più significativi della vita della città: statuaria, ritrattistica, vasellame domestico e contenitori da trasporto, vetri, lucerne, monete ecc. Prosegue nel Portico sottostante con la Sezione dedicata al Capitolium. Il percorso di visita ai monumenti della Zona archeologica attraversa la Casa dei Mosaici, costeggia il complesso del Grande Tempio e raggiunge la Sezione dell’Architettura Sacra dedicata al santuario della dea Luna.

Decumano Massimo R

Riprendendo il tracciato si possono visitare la Domus Settentrionale e la Sezione Epigrafica, dove sono raccolte testimonianze scritte della vita pubblica e privata della Splendida Civitas Lunensium. L’itinerario riprende per condurre alle spalle del Capitolium. Dopo l’affaccio sul tempio e sul Decumano Massimo, tratto urbano della via Aurelia, il percorso di visita, raggiungerà la Sezione dell’Edilizia Privata dedicata alle Domus lunensi, abitazioni signorili costruite all’interno del perimetro della città e agli intonaci dipinti della Casa degli Affreschi. Il rientro nel tracciato di visita conduce nell’area sacra del cosiddetto Tempio di Diana. Alle spalle dei suoi ruderi, si trovano i dolia defossa, serie di grandi contenitori per la conservazione di derrate alimentari, allineati lungo un decumano minore. All’intersezione di questa strada con il cardine minore è situata la Casa degli Affreschi che confina con l’area pubblica meridionale.

Attraversato il Cardine Massimo, asse principale del reticolo stradale con orientamento Nord - Sud, si procede verso l’uscita, costeggiando l’ala occidentale del portico del Foro, lungo il quale si allinea una serie di ambienti legati alle attività che si svolgevano nella piazza principale della città.

anfiteatro R

L' anfiteatro di Luni fu costruito nel I sec. d. C. fuori delle mura orientali con accesso principale dal decumano massimo. Ospitava settemila spettatori, provenienti anche dal territorio, che affollavano le gradinate rigorosamente divisi in settori riservati ai diversi ordini sociali.

I dati archeologici confermerebbero la tappa lunense dell’itinerario di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, redatto intorno al 990 e, nel tracciato che ricalca il decumano massimo, il tratto urbano della via romea o francigena dei pellegrini verso Roma e la Terra Santa. Il percorso dell’antica via romana che attraversava la città resta fondamentale fino al trasferimento dell’ecclesia Maior a Sarzana con il capitolo del 1204.

marchio francigena

Il recente ricupero di questo itinerario, come riscoperta da parte dei moderni viaggiatori degli antichi percorsi devozionali, vede oggi Luni come polo fondamentale della nuova Via Francigena (www.viafrancigena.eu) che, con i dovuti e necessari adeguamenti al tempo presente, attraversa oggi come allora la città, importante centro della regione a cui ha dato il nome, Lunigiana appunto.

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